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La Cattedrale

La Cattedrale
a cura di Nicola D'Antuono
tratto da:
Progetto Itinerari Turistici Campania Interna. La Valle del Miscano, Volume 2°
Poligrafica Ruggiero, Avellino, dicembre 1995

Cattedrale

Chiesa Cattedrale
Foto: Color F.I. di Mauro Palladino

Sorta sugli antichi ruderi del tempio di Apollo intorno alla metà del X secolo, la cattedrale svolse un ruolo preminente.

Intorno ad essa, la comunità si raccolse in un unico corpus, fondendo le consuetudini e i sacri riti alle istituzioni civili.

Il communis consenso avveniva negli spazi adiacenti ad essa, dove la popolazione, riunita in assemblea, deliberava atti amministrativi di particolare urgenza.

La cattedrale veniva così via via ad identificarsi con la città, con il suo vescovo, che assurgeva a pater patriae, capo spirituale e materiale ad un tempo, forza aggregante del popolo.

Accanto sorgeva la domus episcopi.

Gli ampi spazi che si aprivano intorno al sacro edificio, divennero il fulcro dinamico della vita cittadina. Si tenevano in essi i mercati settimanali e fiere annuali e i burgensastici si riunivano in conventus civium, per dibattere e discutere le problematiche locali.

Il tessuto urbano si sviluppò rapidamente, sorsero botteghe, negozi, fucine artigiane, filande e tintorie.

La città di Ariano cominciò ad espandersi lungo le attuali vie D'Afflitto, S.Angelo, S.Nicola, mentre ai piedi del castello si sviluppavano le contrade di Santo Stefano, del Sambuco e della Guardia.

La cattedrale sconvolta, come gli altri edifici, dai continui terremoti e saccheggi, attraverso il tempo-vita, ha avuto plurime ricostruzioni.

Il sacro edificio subì gravi danni nel 988; fu saccheggiato dai soldati di Manfredi nel 1255, inaugurato nel 1309, fu danneggiato nel 1349. Distrutto nel 1456 ha subito, in alterna vicenda, gravissimi danni dai sismi del 1628 - 1694 - 1702 - 1732 - 1905 - 1930 - 1962, nonché nell'ultimo evento tellurico del 1980 (è stato riaperto al culto nel 1982 - Dir. al restauro Ing. V. Aliperta).

Quello che resta di antico è la facciata, in stile romanico a capanna, fatta costruire nel 1500 dal vescovo De Hippolitis e portata a termine dal suo successore mons. Carafa, in pietra arenacea verde di Roseto. Fanno parte di questo periodo i portali, mentre i rosoni sono di fattura postuma.

Annesso alla facciata, sorgeva l'antico campanile, dove trovavasi prima dell'ultimo restauro una modesta meridiana, alla cui sommità si leggeva:

ASPICE: UMBRA FUGAT UT NUMERAT HORAS
UMBRAS UMBRA REGIT: PULVIS ET UMBRA SUMUS

Guarda l'ombra fugace che scandisce le ore.
L'ombra fissa le ombre: siamo polvere e ombra.

Sull'attuale larganeo prospiciente all'ingresso principale sorgeva la Piazza grande, mentre l'attuale Piazza plebiscito nel 1500 era ancora giardino ed orto, quest'ultimo coltivato per buona parte a vigneto.

Lungo Via del Riscatto si aprivano oltre al Cellaro grande, destinato al vino della Mensa vescovile, altri cellari, in seguito dati in fitto ai privati cittadini.

Sulle porte fanno da corona gli stemmi del De Hippolitis: due bande con tre api; nella cornice procedendo da destra a sinistra quelli di Carafa, Carafa-Orsini, Carafa senza Orsini; sul timpano quelli dei vescovi Bonilla, Carafa, Carafa-Orsini ed in ultimo lo stemma della città.

Si accede alla cattedrale tramite un cancello in ferro battuto, sormontato dalle iniziali del vescovo Russo.

Varcato il primo ingresso, si notano sul pannello della porta in bronzo quattro grossi medaglioni, fatti collocare dal vescovo D'Agostino nel 1911, raffiguranti i Santi patroni della città.

Un tempo la porta immetteva nella modesta chiesa dedicata a S.Martino.

I portali, architravati, di ottima fattura sono sormontati da nicchie con altorilievi della Vergine Assunta al centro, alla quale è dedicata la Cattedrale, a destra di S.Ottone e a sinistra di S.Elziario.

Come si nota, il timpano è incompleto perché fu abbassato a seguito del restauro eseguito dopo il terremoto del 1732, perdendo così il primitivo motivo architettonico.

L'insieme è a tre navate che terminano verso il presbiterio a croce latina.

Chiesa Cattedrale
(interno)
Foto: Carlo Manna

Le volte sono a crociera, mentre nell'antico edificio erano a vela, ed ospitano in ricche cornici di stucco, le tele di genuina freschezza di s'averi Persico, raffiguranti nelle varie campiture i dodici Apostoli.

Sulla sinistra entrando si ammira il Battistero.

L'arco faceva parte dell'altare dedicato a S.Ottone, fatto erigere dai cittadini nel 1585 e poi adattato intorno al XIX secolo sulla vasca in marmo bianco, fatta cesellare dai marmorari beneventani all'inizio del 1600, su commissione del vescovo Ridolfi. L'arco nel suo insieme, si apre con scene favolistiche, con richiami mitologici esprimentisi in simboli pagano-cristiani, con immagini di animali in volute a spirali, sinuose e sigmatiche, che si snodano e s'intrecciano con il fogliame, in un movimento continuo e convulso.

A lato, trovasi il fonte battesimale ad immersione, fatto trasportare dal vescovo Meinardo de Poitiers, con la partecipazione attiva della cittadinanza, dalla chiesa di S.Ermolao martire nell'anno 1070, come traspare dall'iscrizione apposta in caratteri medievali su una delle facce della vasca. L'iscrizione presenta delle manipolazioni, dovuta ai vari restauri, con l'aggiunta dell'anno, inciso posteriormente in cifre arabiche. la vasca, data la struttura, è molto più antica.

Procedendo sempre sulla sinistra incontriamo:
la Cappella della Vergine di Pompei e di S.Alfonso
la Cappella del sacro Cuore
la Cappella di S.Maria del Carmelo
la Cappella delle SS. Reliquie -
oggi delle SS. Spine
la Cappella di S.Elziario
la Cappella della Visitazione.

Sulla destra entrando, oltrepassato il bel Crocifisso, incontriamo:
la Cappella dell'Addolorata
la Cappella di S.Liberatore

In fondo alla navata destra è situata
la Cappella di S.Ottone.

Nell'abside, sul frontone del coro ligneo si ammira la tela dell'Assunzione di Maria Vergine al cielo, opera di autore romano anonimo, fatta eseguire dal Vescovo Tipaldi nel 1745.

Fra le tante opere degne di rilievo troviamo:
il dipinto della Madonna del Parto, il pulpito opera di marmorari beneventani, con pannelli rettangolari in bassorilievo raffiguranti la Natività, la Crocifissione e la Resurrezione, una teca con torretta gotica del XIV-XV secolo contenete le sacre Spine donate da Carlo I d'Angiò (cfr. N. D'Antuono - Dalla Corona di Cristo alle Sacre Spine di Ariano - 1970), l'Ostensorio del Vannini, datato 1452, il coro ligneo di fra Tommaso da Vasto del XVI secolo; nella tesoreria reliquiari di pregiata e raffinata fattura e nella curia il quadro dell'Annunciazione del pittore fiammingo Wensel Cobergher, opera del 1950.

Chiesa Cattedrale
Ostensorio del Vannini - Anno 1452
Foto: Carlo Manna

 

 
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